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NOTIZIA DEL 15/05/2018
Pavimenti in Calcestruzzo Drenante: riflessioni tecniche e appunti pratici

Roberto Muselli, esperto in pavimenti in calcestruzzo e Socio CONPAVIPER, propone alcune riflessioni e appunti pratici circa l'impiego del calcestruzzo drenante negli strati di pavimentazione per la mobilità lenta, un settore che offre molte opportunità.

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L’impiego del calcestruzzo drenante, o calcestruzzo poroso, negli strati di pavimentazione per la mobilita’ lenta sta creando molte opportunita’ nel settore e, al contempo, molte perplessita’ correlate ai numerosi insuccessi di tali applicazioni determinati maggiormente da sgranamenti e da errate valutazioni delle procedure di uso e manutenzione.

La presente vuole essere una breve guida per la valutazione delle attenzioni da porre in atto al fine di non sottovalutare nessun aspetto di tali applicazioni che potranno dare in futuro grandi soddisfazioni.

Il calcestruzzo drenanate e’ un composito cementizio formato da inerti e leganti idraulici caratterizzato da un elevato volume di vuoti. Il tipico dimensionamento di una miscela drenante prevede l’impiego di inerti di media granulometria in pezzatura monogranulare, una miscela di leganti cementizi, l’acqua, gli additivi e l’assenza ( o quasi) di sabbia.

La prestazione di un calcestruzzo poroso si misura in relazione alla sua capacita’ drenanate ed alla sua resistenza meccanica a compressione. Aumentare la capacita’ drenanate significa aumentare il volume di vuoti e, di conseguenza, diminuire la resistenza a compressione. Non essendo un materiale strutturale la resistenza meccanica a compressione e’ indicativa del corretto bilancio fra vuoti e prestazione della pasta e, relativamente a quest’ultima, della prestazione della zona di transizione fra pasta e aggregato. Essendo infatti gli inerti legati fra loro solo dalla pasta cementizia, tutto il lavoro tecnologico nel dimensionamento della miscela e’ svolto in relazione all’aumento della capacita’ adesiva all’interfaccia fra pasta e aggregato e a favorirne la prestazione in opera. In fase plastica va posta particolare attenzione alla vulnerabilita’ della parte corticale esposta a repentina perdita di acqua per evitare fastidiosi sgranamenti superficiali.

L’inerte per il calcestruzzo drenante

La scelta dell’inerte dipende dalla prestazione adesiva e dalla quantita’ di vuoti che il sistema dovra’ possedere.

Relativamente al primo requisito e’ meglio impiegare inerti provenienti da frantumazione piuttosto che inerti tondeggianti, purche’ dotati di buona poliedricita’ cioe’ di un buon coefficiente di forma. Il grado di angolarita’ che caratterizza gli inerti frantumati favorisce il loro accoppiamento reciproco in quanto pone in contatto zone caratterizzate da maggiore superficie rispetto agli inerti tondeggianti. La tessitura degli aggregati e’ preferibile che sia rugosa piuttosto che liscia al fine di aumentare la superficie di contatto fra pasta e aggregato e favorirne l’ingranamento.

In merito al volume di vuoti e’ da osservare che al diminuire della dimensione dell’aggregato aumenta la superficie specifica con conseguente tendenza alla naturale compattazione della miscela. Per questo motivo e’ preferibile che la frazione granulometrica prescelta non presenti alcuna distribuzione, ma sia monogranulare.

In linea di massima con inerti di granulometria compresa fra 4 e 8mm si possono ottenere miscele con vuoti compresi fra il 10 ed il 20% mentre con inerti di granulometria compresa fra 6 e 12mm si possono ottenere miscele con vuoti compresi fra il 12 ed il 25%.

Nel dimensionamento della miscela il volume di vuoti e’ indipendente dalla massa volumica degli aggregati e deve essere almeno il 15%. Sotto a tale valore la struttura intercomunicante dei vuoti non risulta efficace ai fini del drenaggio.

L’impiego di inerti leggeri o caratterizzati da modeste prestazioni meccaniche puo’ sensibilmente ridurre la resistenza a trazione del sistema.

Le resistenze a compressione possono variare fra 12 e 25N/mm2 a 28gg.

La capacita’ drenante accettabile, a seconda del volume di vuoti, varia fra 100 e 750lt/min/m2 oppure fra 0,15 e 1,20cm/sec.

A questo proposito, nel progetto della miscela, e’ bene non trascurare la prestazione attesa dalla piastra in termini di capacita’ drenante posto che, nella peggiore delle ipotesi, il minimo valore 100lt/min/m2 (circa 15% di vuoti) e’ relativo ad una prestazione che non puo’ essere messa in crisi nemmeno dal piu’ violento dei temporali tropicali.

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